Da giovedì notte l’Iran è isolato da un blackout completo: staccata la rete internet, spente le linee telefoniche, interrotti i segnali satellitari con azioni di jamming. Gli aerei non entrano nel Paese, anche se non c’è stata nessuna comunicazione ufficiale sulla chiusura dello spazio aereo. Fonti confermano a Repubblica che almeno due voli da Istanbul sono stati cancellati, costringendo gli iraniani a bordo che stavano rientrando in patria a fermarsi nella megalopoli turca.
La sfida a Trump
In questo buio, la luce si è accesa solo sulla Guida suprema e i suoi sostenitori. La televisione di Stato, che non ha fatto menzione delle proteste di massa anti-governative, ha tramesso il discorso di Ali Khamenei che accusa i manifestanti di essere al soldo di potenze straniere e promette che la “Repubblica islamica non cederà. Tutti dovrebbero sapere che la Repubblica Islamica è salita al potere con il sangue di centinaia di migliaia di persone onorevoli e non cederà di fronte ai sabotatori", ha dichiarato. Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, che ha ribadito ieri notte di essere pronto a intervenire se verranno uccisi i manifestanti, "dovrebbe sapere che tutti i tiranni sono caduti quando erano al picco del loro potere. Le mani degli Stati Uniti sono macchiate del sangue di oltre mille leader e innocenti cittadini iraniani", ha aggiunto riferendosi all’attacco militare israeliano-americano di giugno. Trump è "un arrogante" e verrà "rovesciato".














