Mentre le proteste popolari in Iran entrano in una fase sempre più tesa, e mentre Donald Trump promette ai manifestanti un aiuto che arriverà presto pur senza spiegare che tipo di aiuto possa essere, una delle dimensioni cruciali della crisi è la battaglia per il controllo delle informazioni. Dal 8 gennaio 2026, le autorità iraniane hanno imposto un blackout quasi totale di internet e delle telecomunicazioni, riducendo drasticamente la capacità della popolazione di comunicare con l’esterno. Le reti mobili e fisse sono state spente o fortemente rallentate, con l’obiettivo dichiarato di impedire il coordinamento delle manifestazioni e la diffusione di immagini e notizie sulla repressione. Una mossa non nuove, per il regime degli ayatollah, che si è preoccupato sempre con grande tempestività di spegnere la connessione, quando nel Paese sono divampate le proteste.
Stavolta, però, sembra esserci un attore nuovo. Un attore che ha già svolto un ruolo in Ucraina, ad esempio: Starlink. Il servizio di internet satellitare di SpaceX, nelle ultimr 48 ore è emerso come una delle poche vie alternative di accesso alla rete globale, in Iran. Fonti citate da Reuters riferiscono che alcuni iraniani, in particolare in zone periferiche o vicino ai confini, sono riusciti a utilizzare terminali Starlink per aggirare il blackout imposto dal regime. Del resto, la tecnologia satellitare ha un vantaggio strutturale: non dipende dalle infrastrutture terrestri controllate dallo Stato, come cavi in fibra e ripetitori mobili, ed è quindi più difficile da bloccare completamente.













