Non si fermano le proteste contro il regime khomeinista. E, mentre continua a fare la voce grossa, l’Iran sta cercando di intavolare trattative con gli Stati Uniti. Ieri, il presidente del parlamento iraniano, Mohammad Bagher Ghalibaf, è tornato a usare toni duri, minacciando di impartire a Donald Trump una «lezione indimenticabile» nel caso Washington dovesse effettuare un attacco militare contro la Repubblica islamica. Attacco rispetto a cui il presidente americano potrebbe prendere una decisione oggi nel corso di una riunione, in cui discuterà con i suoi funzionari delle varie opzioni sul tavolo per colpire il regime degli ayatollah: opzioni che vanno dall’inasprimento delle sanzioni all’operazione bellica vera e propria.

Che la cattura di Nicolás Maduro stia ridefinendo i rapporti tra l’Italia e il Venezuela è evidente dalla notizia più attesa: Alberto Trentini torna a casa.

Il cooperante italiano, rinchiuso nel carcere El Rodeo a Caracas per 423 giorni, è stato liberato insieme al connazionale Mario Burlò. Ad annunciare la novità, alle 5 di ieri mattina, è stato il ministro degli Esteri, Antonio Tajani: «Alberto Trentini e Mario Burlò sono liberi e sono nella sede dell’ambasciata d’Italia a Caracas». Ed è proprio nel luogo della rappresentanza diplomatica italiana che è stata scattata la prima foto dei due: Trentini, che indossa una t-shirt rossa, appare sorridente seppur visibilmente dimagrito. Al suo fianco, Burlò, mostra un volto disteso. I due non erano nemmeno a conoscenza della cattura del dittatore venezuelano: «È stato tutto così improvviso. Inaspettato» ha detto Trentini. Sia il cooperante sia Burlò, che sono in buone condizioni, hanno reso noto di non essere stati «torturati». E mentre aspettava l’aereo per tornare in Italia, l’operatore umanitario ha dichiarato al Tg1: «Desidero ringraziare il presidente del Consiglio, il governo italiano, il ministro degli Esteri Tajani, il corpo diplomatico che si è attivato e ha portato a termine la liberazione mia e di Mario».