Il regime iraniano prova a riprendere l'iniziativa, dopo oltre due settimane di proteste represse nel sangue che stanno paralizzando il Paese.
Migliaia di persone sono state convocate a Teheran e in altre città per una contromanifestazione a sostegno della Repubblica Islamica, ma soprattutto si è attivato un canale diplomatico con gli Stati Uniti, confermato da Donald Trump, per tentare di disinnescare le minacce Usa di un intervento militare.
Per il momento il presidente americano ha però deciso di colpire gli ayatollah con dazi secondari, che rischiano di strangolare l'economia iraniana già in crisi: "Con effetto immediato - ha annunciato su Truth -, qualsiasi Paese che intrattenga rapporti commerciali con la Repubblica Islamica dell'Iran dovrà pagare una tariffa del 25% su tutte le transazioni commerciali effettuate con gli Stati Uniti. Questo ordine - ha avvertito - è definitivo e vincolante". "La Repubblica Islamica dell'Iran non cerca la guerra, ma è pienamente preparata alla guerra", ha messo in guardia il ministro degli Esteri Abbas Araghchi, aprendo allo stesso tempo a negoziati purché siano "equi, con pari diritti e basati sul rispetto reciproco". Lo stesso Araghchi ha fatto sapere di aver aperto un "canale di comunicazione con l'inviato speciale del presidente degli Stati Uniti" Steve Witkoff. Secondo Axios, Teheran vorrebbe allentare le tensioni con Washington o almeno prendere tempo. Trump ha riferito che ci sarebbe persino "un incontro" in preparazione tra i rappresentanti dei due Paesi, che non hanno relazioni diplomatiche dirette.












