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Ultimo aggiornamento: 14:11

La strage di Crans-Montana – 40 morti e oltre 120 feriti di cui moltissimi in condizioni gravissime – non è stata il frutto di un solo errore, né di una fatalità imprevedibile. È il risultato di una catena di negligenze, violazioni e controlli mancati che, incastrandosi una nell’altra, hanno trasformato una notte di festa in una trappola mortale per decine di ragazzi. Punto dopo punto, emergono responsabilità gravi che la magistratura svizzera ora è chiamata a chiarire. A partire dall’incredibile riduzione della scala del bar Le Costellation che ha trasformato la fuga dei ragazzi in una corsa quasi senza speranza. Ristrutturazioni poco trasparenti, materiali pericolosi, pratiche vietate tollerate, uscite ridotte, controlli assenti mostrano come il rogo sia stato non un incidente imprevedibile ma una tragedia annunciata.

Il primo elemento dirompente è la riduzione della scala che collegava il seminterrato al piano terra. Con la ristrutturazione del 2015, la larghezza è passata da tre metri a un metro e mezzo, creando un evidente collo di bottiglia. Non solo: nel dicembre scorso i gestori avevano persino presentato un progetto per restringerla ulteriormente a 1,34 metri. Quando le fiamme sono divampate, tra 100 e 200 giovani nel sotterraneo si sono riversati sulla scala nel tentativo di fuggire, mentre contemporaneamente anche i clienti del piano terra cercavano l’uscita. I due flussi opposti hanno creato un tappo letale: chi è rimasto indietro è morto schiacciato, soffocato o avvolto dal fuoco.