Il blitz americano contro il regime di Nicolas Maduro è stato duramente attaccato da Pechino, Teheran, Mosca, (perfino) Ankara, Cuba e infine Hamas. È una lista di nemici dell’Occidente. Già scorrendola si nota l’alleanza fra regimi comunisti e islamisti che hanno un nemico comune – appunto -nell’Occidente. Torna in mente il celebre saggio di Samuel P. Huntington, Lo scontro delle civiltà (e il nuovo ordine mondiale), che nel 1996 – sono trent’anni esatti – avvertiva gli entusiasti della globalizzazione che la storia non era affatto finita con il trionfo planetario del capitalismo edel modello americano, una sorta di pace perpetua. Al contrario, si prevedevano nuovi nemici. Le righe finali di quel libro sono le seguenti: «Nell’epoca che ci apprestiamo a vivere, gli scontri di civiltà rappresentano la più grave minaccia alla pace mondiale, e un ordine internazionale basato sulle civiltà è la migliore protezione dal pericolo di una guerra mondiale».
In effetti di lì a poco lo “scontro di civiltà” è arrivato: gli attentati dell’11 settembre 2001 negli Stati Uniti, con tutto quel che seguì. Inoltre il comunismo non è stato affatto spazzato via. Si è trasformato, ma è ben vivo. Dopo trent’anni dobbiamo constatare che si è verificato – come si è detto- un compattamento del fronte ostile all’Occidente (anche grazie alla cecità delle passate presidenze americane che hanno fatto ingigantire la Cina fino a farne oggi una grande potenza) – ma non si è affatto realizzato un rafforzamento politico, economico, culturale e identitario dell’occidente. Anzi, l’esatto contrario. Ultimamente sono stati assestati dei colpi che hanno indebolito militarmente l’asse anti-occidentale. Israele ha frantumato Hezbollah e Hamas, poi ha momentaneamente disinnescato il rischio atomico iraniano con gli Stati Uniti che adesso hanno anche decapitato il regime venezuelano (poco dopo aver compiuto quel blitz in Nigeria il cui messaggio è: non lasceremo l’Africa in mano a islamisti e cinesi). Infine un cambio di regime ha fatto uscire la Siria dall’orbita iraniana e russa. In sostanza Trump, che ha ereditato dai Dem un’economia americana in declino, un’Europa ancora più in crisi e un mondo pieno di conflitti, con gli Usa in fuga (vedi il caso Afghanistan), ha preso atto del fallimento della globalizzazione e cerca di costruire un nuovo ordine mondiale che non veda l’Occidente soccombente e distrutto. Vuole un Occidente che ricostruisca il suo primato politico, economico e culturale. È lo scenario che si trova delineato, per esempio, nel documento National Security Strategy of the United States of America 2025, che molti in Europa hanno liquidato con sufficienza e ben pochi hanno cercato di capire. Fa parte della strategia della Casa Bianca trumpiana anche erodere la compattezza del fronte avversario portando all’alleanza con l’Occidente grandi Paesi come l’India o gli stati arabi moderati, con gli Accordi di Abramo o la Pace di Gaza.













