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Dalla Cina alla Russia: le reazioni all'attacco di Trump al Venezuela

Il blitz con cui gli Stati Uniti hanno catturato il leader venezuelano Nicolas Maduro e con cui il presidente Donald Trump, senza troppi giri di parole, ha evocato un netto cambio di regime in Venezuela, definisce il tassello di uno scenario più ampio - da Taiwan all'Iran- che adesso, ora dopo ora, prende forma nelle reazioni degli alleati di Caracas e nei messaggi che lo stesso presidente Usa continua a mandare nella loro direzione. Arriva subito, ed è pressoché scontata, la reazione di Cuba che si schiera con Maduro e addita "l'attacco criminale" di Washington. E, senza probabilmente troppa sorpresa, la prima condanna netta è quella di Mosca, per "un'aggressione armata degli Usa che viola il diritto internazionale" e per la cattura di Maduro "inaccettabile per la sovranità di uno Stato indipendente". Segue un appello al dialogo, ma va di pari passo con la richiesta di una riunione di emergenza del consiglio di Sicurezza Onu e, nelle parole del ministro degli Esteri Serghei Lavrov, la promessa di rafforzare il partenariato con Caracas e di continuare "a sostenere la politica del governo bolivariano". Però appena circola la notizia che la vicepresidente venezuelana, Delcy Rodríguez, potrebbe trovarsi in Russia, Mosca si affretta a smentire. In sostanza: il giudizio è severo ma la posizione è cauta. Come a voler valutare gli sviluppi e la conseguente postura da tenere in attesa di capire cosa questo blitz davvero produce.