Stai utilizzando Internet Eplorer: è un browser molto vecchio, non sicuro, e non più supportato neanche da Microsoft stessa, che l'ha creato.
Per favore utilizza un browser moderno come Edge, Firefox, Chrome o uno qualunque degli altri a disposizione gratuitamente.
La rimozione di Maduro e la guerra all'Iran sono parte di un disegno di più ampio respiro, volto al progressivo indebolimento di Pechino sfruttando l'indipendenza energetica statunitense
Uno degli aggettivi che è stato usato maggiormente per definire il presidente americano Donald Trump è "imprevedibile". Nel suo primo mandato, e ancora di più nel secondo, ha ripetutamente attaccato gli alleati della Nato, mettendo in discussione una rete su cui si basa la concezione di ciò che è l'Occidente da decenni. In più, è stato accusato di non essere realmente il paladino dell'"America First", lo slogan con cui è stato rieletto e che prometteva la fine delle "guerra inutili" in cui gli Usa si sono impelagati molte volte, e soprattutto in Medio Oriente.
A una prima occhiata, la fulminea operazione in Venezuela e la guerra contro l'Iran sembrano effettivamente in contraddizione con il principio per cui gli Stati Uniti dovrebbero venire prima di tutto, ma in realtà dietro alle mosse che paiono quasi casuali o irrazionali c'è un disegno specifico, ovvero il progressivo indebolimento del vero avversario dell'egemonia americana nel mondo: la Cina. Una frase, pronunciata più volte dal tycoon, è esplicativa del suo piano: "Xi è una persona che ha bisogno di petrolio. Noi no". Il Dragone energivoro ha già perso il "suo uomo" a Caracas, e con esso il flusso di oro nero dal Sud America. Ora, si è visto ridurre gli arrivi di barili anche dal Medio Oriente, per via del blocco e dei rallentamenti al transito nello Stretto di Hormuz.






