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La guerra all'Iran, la risposta asimmetrica di Teheran, i piani di Trump e Netanyahu: cosa cambia col blocco dello Stretto

Una petroliera non naviga perché galleggia, ma lo fa se c'è qualcuno che la assicura, la finanzia, la noleggia e la riceve. Senza quella catena è peso morto. Quando il 28 febbraio Stati Uniti e Israele hanno lanciato l'Operazione Epic Fury contro l'Iran, la risposta di Teheran è stata asimmetrica e, a suo modo, spiazzante: chiudere lo Stretto. Non con una flotta, che non aveva più. Ma con la paura. I Pasdaran hanno dichiarato Hormuz chiuso, hanno colpito petroliere, hanno disseminato mine. Nel giro di settantadue ore i club assicurativi che coprono il novanta per cento della flotta mercantile mondiale hanno cancellato le estensioni di rischio bellico. I premi sono schizzati al cinque per cento del valore dello scafo: per una petroliera da cento milioni, cinque milioni a transito. A quel punto non importava più se lo Stretto fosse fisicamente transitabile. Era diventato commercialmente irrazionale.