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Dal 1979 Teheran ossessione Usa: Trump vuole fare la Storia. E ridurre il peso geopolitico di Xi
Cambiare il volto del Medioriente. Eliminare un nemico che nessun altro presidente americano è mai riuscito a domare o sconfiggere. Azzoppare una Cina che grazie al petrolio iraniano garantisce energia a basso costo al proprio apparato industriale. E, infine, mettere sul tavolo una vittoria militare con cui nascondere fiasco dei dazi e risultati economici poco incoraggianti.
È il poker d'assi a cui punta Donald Trump in vista delle elezioni di Midterm. Un poker che lo spinge a tentare la sfida militare più ardita, ovvero quel cambio di regime a Teheran scansati come la peste da tutti i predecessori. Certo non è una giocata al buio. Nei suoi 37 anni di storia, la Repubblica Islamica non è mai stata debole e traballante come oggi. Debole all'interno, dove meno del 30 per cento della popolazione confidava più in un Alì Khamenei malato e delegittimato dalle recenti stragi di dimostranti. Ma debole anche su un fronte esterno dove Israele ha ridimensionato Hamas ed Hezbollah. Mentre la salita al potere a Damasco dell'ex leader al qaidista Al Jolani ha tolto ai pasdaran quel retroterra siriano fondamentale per rifornire d'armi i nemici d' Israele.






