New York - In televisione, la musica non è mai solo musica. È tempo che ritorna, è un momento che legherà per sempre una serie allo spettatore. E’ stato così con Don’t stop believin’ dei Journey nella scena finale dei Sopranos al diner o il Baby blue di Breaking Bad. In Stranger Things - una delle serie più seguite su Netflix - è successo qualcosa di ancora più forte: le canzoni non accompagnano solo le immagini, le abitano. Per questo la comparsa di When Doves Cry e Purple Rain nel finale della serie ideata dai Duffer Brothters non è stata soltanto una scelta di grande impatto, ma l’esito di un lungo e delicato negoziato tra narrazione, tecnica e rispetto per l’eredità di Prince.

Ottenere i diritti di una canzone è sempre complicato; farlo con brani leggendari lo è ancora di più. Nel caso del finale di Stranger Things la difficoltà non era solo legale o economica. La sceneggiatura richiedeva che le due canzoni dovevano essere la prima e l’ultima traccia dello stesso lato di un vinile, perché il giradischi, nella scena decisiva, era un meccanismo narrativo. Un vincolo che Nora Felder, supervisora musicale della serie, ha definito in un’intervista a Variety un “rompicapo tipo cubo di Rubik”.