Elaboriamo i tuoi dati per fornire contenuti o annunci pubblicitari e misuriamo la distribuzione di tali contenuti o annunci pubblicitari per estrarre informazioni sul nostro sito web. Condividiamo queste informazioni con i nostri partner sulla base del consenso e dell'interesse legittimo. Puoi esercitare il tuo diritto di consenso o di opposizione a un interesse legittimo, in base a una finalità specifica indicata di seguito o a livello di partner nel link sotto ciascuna finalità. Queste scelte saranno segnalate ai nostri fornitori che partecipano al Transparency and Consent Framework e salvate in un cookie sul tuo dispositivo denominato "fides_consent" per una durata massima di 12 mesi.
Una cosa è certa, i fratelli Duffer hanno buon gusto per la musica: scegliere When Doves Cry e Purple Rain di Prince per due scene chiave dell’ultima puntata di Stranger Things ne è la ri(conferma). Sul resto di quest'epilogo abbiamo diverse perplessità, imputabili al fatto che i creatori e showrunner della serie-fenomeno del decennio hanno optato per un finale prudente e pusillanime. Trasformando gli ultimi tre quarti d’ora nella fiera dell'happy ending dei buoni sentimenti e, soprattutto, lasciando nel dubbio il destino di Undici hanno concluso con deludente mestizia e mancanza di coraggio una delle parabole televisive più appassionanti del decennio. Facciamo un passo indietro: l’epica battaglia contro Vecna, mentre i militari danno la caccia a Undici e Will & co si avventurano oltre il ponte per salvare i bambini, si rivolve nella prima ora dell'episodio. Le battute finali rivelano come Henry sia diventato Vecna e la natura reale del suo rapporto con il Mind Flayer: anche lui era un bambino debole trascinato verso il lato oscuro da un predatore soprannaturale, sebbene Creel rivendichi la volontà di portarne avanti il piano di distruzione come esclusivamente sua.








