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5 GENNAIO 2026
Ultimo aggiornamento: 13:23
C’è una canzone, dolcissima e straziante, di Bob Dylan, significativamente Bob Dylan’s Dream, contenuta nel suo secondo album, il celebre Freewhelin’, dall’iconica copertina; al cospetto dei capolavori presenti nel disco, questo brano è spesso dimenticato; il poco più che ventenne cantautore, ancora non famoso, riflette sulle amicizie perdute, con la voce e la saggezza di un adulto disincantato: “Con i cuori affamati nel calore e nel freddo/ Non pensavamo che saremmo mai diventati vecchi/Pensavamo che potevamo restare per sempre in allegria/ ma in realtà le nostre possibilità erano una su un milione”. Non riesco ad ascoltarla senza commuovermi.
Penserete a un errore di impaginazione: cosa c’entra una canzone poco nota del ‘63 con una serie monumento agli anni ’80? C’entra perché il segreto del successo di Stranger Things risiede precisamente nell’aver colto e abitato quel sentimento di commossa nostalgia espressa da Dylan: i Fratelli Duffer non si sono inventati nulla, hanno semplicemente elaborato sul piano della narrazione seriale la poetica dei loro mentori Stephen King e Steven Spielberg.















