Col passare dei lustri il tempo si è fatto veloce. Tutto passa in un soffio, quando si torna dalle vacanze non c’è più quell’impressione che ogni cosa sia nuova. E così quando arriva il capodanno ci pare di aver appena udito gli immancabili magnifici auspici di dodici mesi prima. È lo scorrere del tempo. Implacabile, tiranno e soprattutto misterioso
Michele Brambilla, direttore del Secolo XIX
Quando eravamo bambini e tornavamo a casa dopo le vacanze, avevamo l’impressione, rivedendo la nostra cameretta, che tutto fosse sconosciuto. Il letto i giocattoli i vestiti negli armadi e la luce che entrava dalla finestra lasciata socchiusa dalla mamma perché era estate e faceva caldo e tanto dalla strada non arrivavano troppi rumori. Anche l’apertura di ogni cassetto sembrava portare una novità: tutto quel che vi era dentro tornava alla memoria con sorpresa. Ogni sguardo era accompagnato dallo stupore. Il tempo trascorso dall’ultima volta in cui eravamo stati in questa nostra cameretta era stato breve, ma a quell’età pareva lunghissimo, quasi eterno. Anche il giorno dopo, quando si reincontravano gli amici, sembrava non ci si fosse visti per un tempo incalcolabile. Ci si raccontava quello che si era fatto in vacanza, ci si vedeva cambiati, cresciuti, diversi.












