Il cenone di San Silvestro, che la maggior parte di chi legge si appresterà a fare tra poche ore, è scandito da un cerimoniale abbastanza serrato che si ripete urbi et orbi: un brindisi iniziale o augurale, al quale seguirà un certo numero di portate, un brindisi finale o di buon anno, immediatamente dopo aver scandito il conto alla rovescia e, naturalmente, il momento “lenticchie”.
TOTEM E RAGÙ
Capodanno, le lenticchie e i puntini di sospensione
Arrivano alla fine di tutto: dopo le bollicine, dopo il giro di dolci, dopo panettoni e pandori, dopo la frutta secca e financo dopo amari e digestivi inservibili. Quando la cena è finita da un pezzo e tu hai quasi guadagnato l’uscita senti il padrone o la padrona di casa annunciarle dalla cucina in pompa magna e portarle in tavola con il cinismo tipico di chi sa di doverti sottoporre ad una prova da affiliato a una setta, anziché alla degustazione di un piatto. Un rito dal quale comunque nessun commensale si astiene perché leggenda vuole che portino soldi. Così si dice. E quindi così si fa. Si portano alla bocca senza pensarci troppo, sperando che il vacuo sacrifizio faccia lievitare il conto corrente, oltre allo stomaco.
La tradizione













