Da questa sera e per i prossimi giorni, le tavole degli italiani saranno un tripudio barocco di piatti della tradizione e migliaia di calorie, declinate in ricette elaborate, che richiedono tempo e passione. È il momento della convivialità, della buona tavola senza troppi pensieri (a rientrare nei ranghi ci si penserà dopo le feste). Ed è quindi quasi inevitabile ritrovarsi con una marea di avanzi al momento di sparecchiare. I cosiddetti Christmas leftovers, come li chiamano nei Paesi anglosassoni, sono un fenomeno globale, nonché fonte di ispirazione per le campagne internazionali per la sicurezza alimentare. Ma anche per evitare lo spreco di cibo. Le Feste sono infatti il periodo dell'anno in cui si butta più cibo. Ma con qualche attenzione in più, gli avanzi possono diventare alleati preziosi, sia per il portafoglio, che per l'ambiente, senza mettere a rischio la salute.

A ricordarlo è anche l'Istituto Superiore di Sanità, che, con un dossier, invita a prestare particolare attenzione alla conservazione degli alimenti cucinati, soprattutto nei prossimi giorni quando la tentazione di lasciare i piatti pronti, a disposizione degli ospiti è forte.

Il primo segreto sta nel cambiare prospettiva. Gli avanzi sono ingredienti pronti per una seconda vita. In rete spopolano idee creative per reinventare il pranzo di Natale nei giorni seguenti: arrosti che diventano ripieni per panini gourmet, verdure cotte trasformate in frittate o polpette, pandoro e panettone trasformati in ghiotti dessert veloci. Ma prima ancora della fantasia, viene la sicurezza. Perché il vero errore non è tanto far avanzare il cibo, quanto conservarlo male. E il tempo è un fattore chiave. Dopo il pranzo delle Feste, non bisogna lasciare i piatti "a riposare" per ore sul piano della cucina o a tavola, dimenticati lì tra allegre conversazioni e film di Natale. In linea generale, gli alimenti cucinati non dovrebbero restare fuori dal frigorifero per più di due ore, soprattutto se l'ambiente è caldo o se si tratta di piatti ricchi di ingredienti deperibili.