Il 26 dicembre è un giorno strano: l’albero è sempre lì che fa luce in salotto, ma in casa l’atmosfera è già più lenta, come quando in cortile si è finita la partita e si continua a palleggiare per il gusto di non rientrare. Santo Stefano è esattamente questo: il secondo tempo del Natale, meno solenne ma non per questo gastronomicamente anonimo.In Italia, alcune tradizioni si sono sedimentate con una precisione quasi da calendario liturgico. A Roma, ad esempio, il brodo del pranzo di Natale non finisce in anonimato: diventa stracciatella alla romana, uova, semolino e Parmigiano gettati nel bollore a formare gli “straccetti”. Fonti sulla cucina capitolina ricordano che ancora oggi è consuetudine servirla proprio il 26 dicembre, per dare una seconda vita al brodo del giorno prima, e che nel passato era “la minestra di Santo Stefano” della gente comune.

La ricetta

L'antipasto delle Feste: la bruschetta che sa di Natale pronta in 5 minuti

La “minestra del paradiso”

La stessa stracciatella, in versione “minestra del paradiso”, entra nell’Ottocento nel ricettario di Pellegrino Artusi, a dimostrare che il legame tra brodo delle feste e zuppe rassicuranti è tutt’altro che improvvisato. Più a sud, in Puglia, il pranzo di Santo Stefano non è un riassunto generico dei giorni precedenti ma ha un suo protagonista codificato: la minestra verde, un brodo robusto di molte verdure locali e misto di carni, usato per condire pasta all’uovo cotta direttamente nel brodo; la carne bollita, poi, diventa il secondo con contorno delle stesse verdure.In Campania, invece, il 26 dicembre è terreno della minestra maritata: un matrimonio di carni e foglie amare che affonda le sue radici nella “olla podrida” spagnola e che i testi sulla gastronomia partenopea collocano fra i grandi piatti delle feste natalizie, tradizionalmente presenti a Natale e Santo Stefano. Qui il “recupero” c'è e non è mai banale: il brodo e le carni del giorno prima vengono riorganizzati in un piatto di rito. Lo stesso vale per certe paste “di data fissa”. A Benevento i manfredi con la ricotta vengono indicati come piatto principale del 26 dicembre, immancabile nel menu di Santo Stefano in tutta la Campania, con una leggenda che li collega addirittura al re Manfredi di Svevia. Accanto ai piatti “nostri”, il giorno dopo Natale ha una vita ricca anche oltre confine.