Capodanno è tutto un fuoco d’artificio di simboli. Gesti propiziatori, colori scaramantici e cibi portafortuna. E anche se abbiamo dimenticato origine e significato di questi riti continuiamo a ripeterli.

Perché la notte del 31 dicembre è un giro di boa del calendario, un momento chiave per congedare il passato e far posto al futuro. E questo avvicendamento è già scritto nella storia del patrono dei nostri cenoni, San Silvestro, il papa numero 33, lo stesso degli anni di Cristo. Secondo la leggenda Silvestro combatte un mostruoso dragone che abita il sottosuolo della Città Eterna. E per snidarlo scende 365 gradini, uno per ogni giorno dell’anno. È inutile aggiungere che l’eroico pontefice smalta la bestia e muore nell’anno 335, proprio il 31 dicembre che, da allora, è il suo giorno.

La notte di Capodanno è costellata da sempre di credenze, prima fra tutte la necessità di illuminare il buio a giorno con luci e fuochi cui va aggiunto un gran baccano per scacciare gli spiriti maligni. Una volta bastava attrezzarsi di coperchi, tamburelli e fischietti per improvvisare una sarabanda apotropaica.

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