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Ultimo aggiornamento: 7:00
Le nuove tasse nascondo in periodi di profonda crisi. È accaduto, per esempio, con l’imposta sul reddito, introdotta in Inghilterra per finanziare le guerre napoleoniche. Poi sappiamo come è andata, e la nuova imposta è diventata l’architrave dei sistemi fiscali del Novecento.
Qualcosa di simile, nel suo piccolo, è accaduto anche con la Tobin tax, la tassa sulle transazioni finanziarie che prende il nome dal premio Nobel per l’economia James Tobin, che l’ha proposta ancora nel lontano 1972. Questa nuova tassa è stata introdotta in Italia da Mario Monti con la manovra finanziaria del 2012, nell’ambito delle molte misure straordinarie per rimediare al disastro economico del governo Berlusconi IV, costretto alle dimissioni dalle turbolenze finanziarie dovute alla sua mala gestione dell’economia.
Allora il gettito previsto era di circa un miliardo di euro, anche se poi il risultato finale si è dimezzato, come spesso accade. La tassa colpisce gli acquisti di azioni con una aliquota molto bassa, di norma lo 0,1% (da non confondere con l’1%). Per fare un esempio concreto, chi acquista 50.000 di azioni paga una Tobin tax di 50 auro, almeno per il 2025. Quindi non una somma così esagerata e da shock finanziario come dicono le Cassandre, molto ben pagate peraltro, della finanza nostrana.













