Famiglie e imprese vincono, banche e donne perdono, pensionati e professionisti pareggiano. È questo il responso della terza legge di bilancio del governo di Giorgia Meloni. Le famiglie vincono perché portano a casa il taglio dell’Irpef e la rottamazione delle cartelle esattoriali, anche se resta il grande tema del costo della vita. Le imprese potranno contare ancora sugli incentivi dell’iperammortamento, della Zes, di Transizione e sul ristoro per il caro materiali. Le banche pagheranno più tasse per sorreggere buona parte della manovra, così come hanno fatto anche lo scorso anno. Le donne vengono lasciate sole: al di là del rifinanziamento di qualche bonus, non c’è nessuna misura significativa per spingere maggiormente l’occupazione, conciliare i tempi di vita e lavoro e sparisce anche l’anticipo pensionistico a loro dedicato. I professionisti vedono attenuata la norma che prevede il blocco degli emolumenti della Pubblica amministrazione per chi non è in regola con il fisco, ma lamentano una disparità di trattamento. LE IMPRESE Iperammortamento fino al 2028. Rifinanziata Transizione 4.0 Festeggiano le imprese che hanno ottenuto il via libera agli interventi più invocati da Confindustria. Dal 2026 arriva l’iperammortamento: la misura vale per gli investimenti in beni strumentali effettuati fino al 30 settembre 2028 su prodotti “made in Eu”. </CW><CW-10>In pratica è maggiorata del 180% per gli investimenti fino a 2,5 milioni di euro, del 100% per gli investimenti oltre 2,5 milioni di euro e fino a 10 milioni di euro, e al 50% oltre 10 milioni di euro e fino a 20 milioni di euro in relazione «agli investimenti in beni prodotti in uno degli Stati membri dell’Ue» effettuati dal Primo gennaio 2026 al 30 settembre 2028. Saltano le aliquote agevolate per gli investimenti green. Arrivano risorse per il credito d’imposta Transizione 5.0 (1,3 miliardi) e Zes (532,64 milioni). Dal 2028 viene introdotta la ritenuta d’acconto per le imprese, con un’aliquota dello 0,5% il primo anno e dell’1% dal 2029. Estesi ai contratti rinnovati nel 2024 i benefici della tassazione agevolata al 5% sugli incrementi retributivi corrisposti dal primo gennaio 2026, con platea di beneficiari ampliata ai redditi fino a 33 mila euro. LE BANCHE Stangata su Irap e deducibilità. Raddoppia la Tobin tax Come lo scorso anno, buona parte della finanziaria si regge sul contributo delle banche. Nonostante le barricate iniziali e il sostegno di Forza Italia, il sistema bancario si è piegato ai diktat del ministro Giancarlo Giorgetti e della Lega. Il testo della legge di bilancio licenziato a metà ottobre dal Consiglio dei ministri fissava già un aumento dell’Irap di 2 punti percentuali e una tassazione sulle riserve patrimoniali accantonate. Un nuovo intervento sul comparto del credito si è reso necessario durante l’iter al Senato per garantire le coperture della manovra. Cala la percentuale di deducibilità sulle perdite pregresse degli istituti di credito, passando dal 43% al 35% nel 2026 e dal 54% al 42% nel 2027. Dall’aumento dell’Irap vengono esclusi i soggetti con minore base imponibile e si introduce una franchigia di 90 mila euro applicabile sulla maggiore imposta dovuta (+2%) solo per i periodi d’imposta 2027 e 2028. Novità anche per la Tobin tax, la tassa sulle transazioni finanziarie raddoppia. Sommato al contributo delle banche, quello delle assicurazioni garantisce allo Stato un gettito di 11 miliardi. I PENSIONATI Tagli al cumulo, a precoci e usuranti. Salve le finestre e la laurea I futuri pensionati non hanno avuto alcun miglioramento da questa legge di bilancio. Non solo la legge Fornero non è stata “smontata”, ma nemmeno sono stati introdotti meccanismi per garantire la flessibilità in uscita. Però, poteva andare molto peggio. Il blitz sul riscatto della laurea e sull’allungamento delle finestre mobili è stato sventato. Inoltre, l’aumento dell’aspettativa di vita di tre mesi, previsto nel 2027, è stato diluito in un mese in più nel 2027 e due mesi nel 2028. Sono tre gli interventi inseriti per fare cassa con la previdenza e garantire le coperture della legge di bilancio. Come prima cosa, salta la possibilità di andare in pensione di vecchiaia anticipatamente cumulando gli importi dei fondi complementari. Crescono poi i tagli all’anticipo pensionistico per i “precoci” (50 milioni nel 2033 e 100 nel 2034), ovvero i lavoratori con 41 anni di contributi che hanno iniziato a versare prima dei 19 anni, e che sono disoccupati, caregiver, invalidi o addetti a lavori usuranti. Infine, al fondo degli usuranti è riservato un taglio di 40 milioni annui dal 2033. LE FAMIGLIE Tasse più basse e rottamazione. C’è il bonus scuola e il nuovo Isee Il mantra ripetuto per mesi dal governo è stato il sostegno al ceto medio. La manovra uscita a metà ottobre da Palazzo Chigi ruotava sulla rottamazione delle cartelle e sul taglio dell’aliquota Irpef dal 35 al 33% per i redditi fino a 50 mila euro, ma gli effetti positivi si sentiranno anche oltre. Il bonus per il ceto medio sarà al massimo di 400 euro l’anno. Un supporto insufficiente a un costo della vita insostenibile e a salari fermi al palo, ma comunque un aiuto che va a sanare parzialmente la ferita del fiscal drag. Buone nuove per gli immobili. Ripristinata l’aliquota sugli affitti brevi al 21% per la prima casa affittata e poi il 26% dalla seconda. La soglia della prima casa esclusa dal calcolo Isee sale a 200 mila euro per le famiglie residenti nelle grandi città. Per tutte le altre il tetto diventa 91.500 euro rispetto ai 52 mila euro della normativa precedente. Arriva il bonus sui libri scolastici e viene introdotto anche un contributo fino a 1.500 euro per i nuclei che hanno figli che frequentano le scuole paritarie medie o il primo biennio delle superiori. LE DONNE Si esaurisce “Opzione donna”, nessuna misura per le lavoratrici Un’occasione sprecata. Anche per questa manovra non ci sono misure che possano incentivare il recupero del gap salariale e pensionistico tra uomini e donne. A fine novembre un emendamento di FdI ha chiesto di prorogare Opzione donna di un anno modificando le categorie per allargare la platea. Ma l’iter della proposta si è fermato in Senato. Scatta quindi l’addio a Opzione Donna, dopo quasi vent’anni dall’introduzione, a causa dell’assenza di coperture finanziarie adeguatamente indicate. Il provvedimento consentiva alle lavoratrici di accedere alla pensione anticipata accettando un ricalcolo contributivo dell’assegno. Il meccanismo comportava una riduzione fino al 30% dell’importo rispetto al calcolo retributivo. In vent’anni di operatività la misura ha accompagnato alla pensione circa 190.000 donne. L’esclusione dalla manovra rappresenta l’ultimo atto di un processo di inasprimento delle condizioni che ha spinto le donne a usare sempre meno questo strumento. I dati della Ragioneria generale dello Stato indicano che le pensioni femminili sono mediamente inferiori del 35% rispetto a quelle maschili. La chiusura di Opzione donna elimina l’unico strumento pensionistico specificamente dedicato alle lavoratrici. I PROFESSIONISTI Salta il blocco ai pagamenti. Sì alla compensazione con i debiti Scongiurato il blocco totale - in caso di debiti con il fisco - dei pagamenti ai professionisti che offrono consulenze alle pubbliche amministrazioni che aveva causato accese polemiche. Il provvedimento veniva considerato un vero e proprio sistema di verifica preventiva che avrebbe obbligato la pubblica amministrazione committente a controllare la regolarità della posizione dei professionisti, tenuti a loro volta a chiedere agli enti preposti una certificazione della regolarità della posizione previdenziale (equivalente al Durc) alla Cassa di appartenenza e un attestato di conformità fiscale (il Durf) all’Agenzia delle Entrate. Per i pagamenti sotto i 5 mila euro, resta il ricalcolo al netto dei debiti fiscali: gli interessati non si vedranno fermare l’intero compenso, ma solo la quota necessaria a onorare il debito del diretto interessato. Tra le categorie più critiche, ci sono quelle sanitarie. Vengono incrementate le risorse per alzare le indennità di medici, infermieri, e professioni sanitarie. Vengono stanziati fino a 450 milioni annui per assunzioni a tempo indeterminato di personale sanitario.
Via alla manovra, sale a 22 miliardi: metà dalle banche. Chi vince e chi perde
Famiglie e imprese vincono, banche e donne perdono, pensionati e professionisti pareggiano. È questo il responso della terza legge di bilancio del governo di Giorgia Meloni. Le famiglie vincono perché portano a casa il taglio dell’Irpef e la rottamazione delle cartelle esattoriali, anche se resta il grande tema del costo della vita. Le imprese potranno contare ancora sugli incentivi dell’iperammortamento, della Zes, di Transizione e sul ristoro per il caro materiali. Le banche pagheranno più tasse per sorreggere buona parte della manovra, così come hanno fatto anche lo scorso anno. Le donne vengono lasciate sole: al di là del rifinanziamento di qualche bonus, non c’è nessuna misura significativa per spingere maggiormente l’occupazione, conciliare i tempi di vita e lavoro e sparisce anche l’anticipo pensionistico a loro dedicato. I professionisti vedono attenuata la norma che prevede il blocco degli emolumenti della Pubblica amministrazione per chi non è in regola con il fisco, ma lamentano una disparità di trattamento. LE IMPRESE Iperammortamento fino al 2028. Rifinanziata Transizione 4.0 Festeggiano le imprese che hanno ottenuto il via libera agli interventi più invocati da Confindustria. Dal 2026 arriva l’iperammortamento: la misura vale per gli investimenti in beni strumentali effettuati fino al 30 settembre 2028 su prodotti “made in Eu”. </CW><CW-10>In pratica è maggiorata del 180% per gli investimenti fino a 2,5 milioni di euro, del 100% per gli investimenti oltre 2,5 milioni di euro e fino a 10 milioni di euro, e al 50% oltre 10 milioni di euro e fino a 20 milioni di euro in relazione «agli investimenti in beni prodotti in uno degli Stati membri dell’Ue» effettuati dal Primo gennaio 2026 al 30 settembre 2028. Saltano le aliquote agevolate per gli investimenti green. Arrivano risorse per il credito d’imposta Transizione 5.0 (1,3 miliardi) e Zes (532,64 milioni). Dal 2028 viene introdotta la ritenuta d’acconto per le imprese, con un’aliquota dello 0,5% il primo anno e dell’1% dal 2029. Estesi ai contratti rinnovati nel 2024 i benefici della tassazione agevolata al 5% sugli incrementi retributivi corrisposti dal primo gennaio 2026, con platea di beneficiari ampliata ai redditi fino a 33 mila euro. LE BANCHE Stangata su Irap e deducibilità. Raddoppia la Tobin tax Come lo scorso anno, buona parte della finanziaria si regge sul contributo delle banche. Nonostante le barricate iniziali e il sostegno di Forza Italia, il sistema bancario si è piegato ai diktat del ministro Giancarlo Giorgetti e della Lega. Il testo della legge di bilancio licenziato a metà ottobre dal Consiglio dei ministri fissava già un aumento dell’Irap di 2 punti percentuali e una tassazione sulle riserve patrimoniali accantonate. Un nuovo intervento sul comparto del credito si è reso necessario durante l’iter al Senato per garantire le coperture della manovra. Cala la percentuale di deducibilità sulle perdite pregresse degli istituti di credito, passando dal 43% al 35% nel 2026 e dal 54% al 42% nel 2027. Dall’aumento dell’Irap vengono esclusi i soggetti con minore base imponibile e si introduce una franchigia di 90 mila euro applicabile sulla maggiore imposta dovuta (+2%) solo per i periodi d’imposta 2027 e 2028. Novità anche per la Tobin tax, la tassa sulle transazioni finanziarie raddoppia. Sommato al contributo delle banche, quello delle assicurazioni garantisce allo Stato un gettito di 11 miliardi. I PENSIONATI Tagli al cumulo, a precoci e usuranti. Salve le finestre e la laurea I futuri pensionati non hanno avuto alcun miglioramento da questa legge di bilancio. Non solo la legge Fornero non è stata “smontata”, ma nemmeno sono stati introdotti meccanismi per garantire la flessibilità in uscita. Però, poteva andare molto peggio. Il blitz sul riscatto della laurea e sull’allungamento delle finestre mobili è stato sventato. Inoltre, l’aumento dell’aspettativa di vita di tre mesi, previsto nel 2027, è stato diluito in un mese in più nel 2027 e due mesi nel 2028. Sono tre gli interventi inseriti per fare cassa con la previdenza e garantire le coperture della legge di bilancio. Come prima cosa, salta la possibilità di andare in pensione di vecchiaia anticipatamente cumulando gli importi dei fondi complementari. Crescono poi i tagli all’anticipo pensionistico per i “precoci” (50 milioni nel 2033 e 100 nel 2034), ovvero i lavoratori con 41 anni di contributi che hanno iniziato a versare prima dei 19 anni, e che sono disoccupati, caregiver, invalidi o addetti a lavori usuranti. Infine, al fondo degli usuranti è riservato un taglio di 40 milioni annui dal 2033. LE FAMIGLIE Tasse più basse e rottamazione. C’è il bonus scuola e il nuovo Isee Il mantra ripetuto per mesi dal governo è stato il sostegno al ceto medio. La manovra uscita a metà ottobre da Palazzo Chigi ruotava sulla rottamazione delle cartelle e sul taglio dell’aliquota Irpef dal 35 al 33% per i redditi fino a 50 mila euro, ma gli effetti positivi si sentiranno anche oltre. Il bonus per il ceto medio sarà al massimo di 400 euro l’anno. Un supporto insufficiente a un costo della vita insostenibile e a salari fermi al palo, ma comunque un aiuto che va a sanare parzialmente la ferita del fiscal drag. Buone nuove per gli immobili. Ripristinata l’aliquota sugli affitti brevi al 21% per la prima casa affittata e poi il 26% dalla seconda. La soglia della prima casa esclusa dal calcolo Isee sale a 200 mila euro per le famiglie residenti nelle grandi città. Per tutte le altre il tetto diventa 91.500 euro rispetto ai 52 mila euro della normativa precedente. Arriva il bonus sui libri scolastici e viene introdotto anche un contributo fino a 1.500 euro per i nuclei che hanno figli che frequentano le scuole paritarie medie o il primo biennio delle superiori. LE DONNE Si esaurisce “Opzione donna”, nessuna misura per le lavoratrici Un’occasione sprecata. Anche per questa manovra non ci sono misure che possano incentivare il recupero del gap salariale e pensionistico tra uomini e donne. A fine novembre un emendamento di FdI ha chiesto di prorogare Opzione donna di un anno modificando le categorie per allargare la platea. Ma l’iter della proposta si è fermato in Senato. Scatta quindi l’addio a Opzione Donna, dopo quasi vent’anni dall’introduzione, a causa dell’assenza di coperture finanziarie adeguatamente indicate. Il provvedimento consentiva alle lavoratrici di accedere alla pensione anticipata accettando un ricalcolo contributivo dell’assegno. Il meccanismo comportava una riduzione fino al 30% dell’importo rispetto al calcolo retributivo. In vent’anni di operatività la misura ha accompagnato alla pensione circa 190.000 donne. L’esclusione dalla manovra rappresenta l’ultimo atto di un processo di inasprimento delle condizioni che ha spinto le donne a usare sempre meno questo strumento. I dati della Ragioneria generale dello Stato indicano che le pensioni femminili sono mediamente inferiori del 35% rispetto a quelle maschili. La chiusura di Opzione donna elimina l’unico strumento pensionistico specificamente dedicato alle lavoratrici. I PROFESSIONISTI Salta il blocco ai pagamenti. Sì alla compensazione con i debiti Scongiurato il blocco totale - in caso di debiti con il fisco - dei pagamenti ai professionisti che offrono consulenze alle pubbliche amministrazioni che aveva causato accese polemiche. Il provvedimento veniva considerato un vero e proprio sistema di verifica preventiva che avrebbe obbligato la pubblica amministrazione committente a controllare la regolarità della posizione dei professionisti, tenuti a loro volta a chiedere agli enti preposti una certificazione della regolarità della posizione previdenziale (equivalente al Durc) alla Cassa di appartenenza e un attestato di conformità fiscale (il Durf) all’Agenzia delle Entrate. Per i pagamenti sotto i 5 mila euro, resta il ricalcolo al netto dei debiti fiscali: gli interessati non si vedranno fermare l’intero compenso, ma solo la quota necessaria a onorare il debito del diretto interessato. Tra le categorie più critiche, ci sono quelle sanitarie. Vengono incrementate le risorse per alzare le indennità di medici, infermieri, e professioni sanitarie. Vengono stanziati fino a 450 milioni annui per assunzioni a tempo indeterminato di personale sanitario.













