Caricamento player
Sabato sera la commissione Bilancio del Senato ha infine approvato la manovra finanziaria, il provvedimento con cui il governo decide in quali misure investire e come spendere i soldi nel prossimo anno, anche detto legge di bilancio. Il percorso per arrivarci è stato più accidentato e caotico del solito, tanto che in commissione sono intervenuti direttamente il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti e il suo sottosegretario Federico Freni, che ha commentato il voto non nascondendo il sollievo: «Alla fine ce l’abbiamo fatta, […] ogni fiume arriva al mare e siamo felici».
Lunedì la manovra verrà votata dal Senato e poi passerà alla Camera, dove verrà approvata senza discutere nessuna modifica, come prevede la prassi degli ultimi anni (solamente una delle due camere, a turno, discute le modifiche alla legge; l’altra si limita a ratificarla). Quella discussa dalla commissione del Senato, quindi, è la manovra nella sua forma definitiva, modificata all’ultimo per finanziare alcune misure per le imprese.
Queste misure sono agevolazioni fiscali per la Zona economica speciale del Sud, un fondo per mitigare i rincari dei materiali di costruzione negli appalti pubblici, e finanziamenti per Transizione 5.0, un piano di incentivi per quelle imprese che investono in digitalizzazione e risparmio di energia. Erano state inserite nella manovra dopo le critiche dovute al fatto che nella prima versione, quella approvata dal Consiglio dei ministri, praticamente non c’erano misure per la crescita e per le imprese. Per finanziarle però il ministro Giorgetti era andato a toccare le pensioni in un modo che aveva causato fastidi sia all’interno del suo partito, la Lega, che in Fratelli d’Italia. Tra molte discussioni e litigi, le misure per le imprese erano state prima tolte e poi rimesse, trovando però altre coperture finanziarie.














