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Lunedì, quasi due mesi dopo l’approvazione del disegno di legge di bilancio da parte del Consiglio dei ministri, il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti si è presentato alla commissione Bilancio del Senato, annunciando l’imminente arrivo di un emendamento con cui il governo avrebbe modificato in maniera sostanziale il provvedimento.

È una cosa abbastanza irrituale: spesso infatti, soprattutto negli ultimi anni, il governo deposita quello che viene definito un “maxi-emendamento” col quale di fatto ridefinisce l’intera legge di bilancio, cioè il provvedimento con cui si decide come verranno gestite le finanze statali nell’anno seguente, ma quasi sempre è un intervento che serve a inserire e uniformare le varie correzioni che via via sono state apportate al testo originario. In questo caso, invece, è un emendamento che modifica sia la portata complessiva della manovra, con una spesa prevista maggiorata di circa 3,5 miliardi di euro, sia le fonti di copertura finanziaria, ovvero il modo con cui si intende recuperare quelle maggiori risorse.

È un intervento notevole. In buona sostanza, dopo due mesi di discussione su singoli aspetti o su cavilli della legge di bilancio, il governo introduce una modifica che da sola vale quasi un quinto della manovra, che passa così dai circa 18,7 miliardi di euro inizialmente previsti ai circa 22,2 miliardi attuali. E lo fa inoltre con modifiche mai discusse né prospettate finora, che il Senato sarà di fatto costretto ad approvare senza poter modificare, o quasi, vista la ristrettezza dei tempi: la legge di bilancio va infatti approvata entro la fine dell’anno, e dopo che il Senato l’avrà votata (verosimilmente il 23 di dicembre) dovrà poi passare all’esame della Camera, tra Natale e Capodanno.