Il primo via libera del Senato alla legge di Bilancio è arrivato: 113 voti favorevoli, 70 contrari e 2 astenuti. L'iter parlamentare è stato più lungo del previsto, con dibattiti notturni e confronti serrati in Commissione Bilancio a Palazzo Madama. La manovra — la quarta dell’esecutivo Meloni — è salita da 18,5 a 22 miliardi di euro, grazie a stanziamenti aggiuntivi destinati alle imprese: ampliamento di Transizione 4.0, finanziamento della Zes unica del Mezzogiorno e risorse per compensare l’aumento dei costi dei materiali per le aziende di costruzione.

Tutti gli interventi sono stati realizzati a saldi invariati, grazie alla rimodulazione di altri fondi, in modo da rispettare l’indirizzo del ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti: «Non appesantire il deficit, per consentire l’uscita dell’Italia dalla procedura d’infrazione europea». L’ultimo maxi emendamento presentato dal governo ha stralciato cinque norme, tra cui lo scudo per gli imprenditori sconfitti in tribunale per salari troppo bassi. Come ha spiegato il viceministro dell’Economia Maurizio Leo, l’esclusione è stata motivata da «ragioni costituzionali».

Il testo della manovra è stato trasmesso alla Camera per l’approvazione definitiva (attesa entro il 30 dicembre). Non sono possibili ulteriori modifiche. Questa legge di Bilancio, la penultima della legislatura Meloni-Giorgetti, riprende un indirizzo già evidente nelle tre precedenti: priorità all’aumento dei salari netti tramite la riduzione della tassazione sul lavoro dipendente. L’ultima finanziaria non solo taglia l’Irpef per la classe media — riducendo la seconda aliquota dal 35% al 33% (beneficio annuo pari a 440 euro) — ma introduce per la prima volta una flat tax al 5% sui rinnovi contrattuali fino a 32 mila euro di reddito. Una misura storica, richiesta a lungo dai sindacati. Esordisce inoltre la detassazione del salario accessorio dei dipendenti pubblici fino a 800 euro. Interventi che proseguono lungo il percorso già intrapreso: le precedenti manovre avevano ridotto le aliquote Irpef e ampliato la no tax area. Il taglio dei contributi, iniziato già col governo Draghi, è stato rafforzato e trasformato in una detrazione per lavoro dipendente, offrendo sollievo alle buste paga medio-basse. Secondo uno studio di 20 economisti del Be, negli ultimi anni il fiscal drag è stato più che compensato per questi redditi.