Tre segnali chiari permettono di riconoscere l’influenza stagionale anche nell’era della variante K, oggi prevalente in Italia: esordio improvviso della febbre sopra i 38 gradi, almeno un sintomo respiratorio come tosse o naso che cola, e almeno un disturbo sistemico, dai dolori muscolari alla spossatezza marcata. È su queste “tre spie rosse” che gli esperti invitano a concentrarsi, senza farsi trarre in inganno dal nome di una nuova variante.

Il ceppo in circolazione è l’A/H3N2 J.2.4.1, noto come sottoclade K e ribattezzato “super flu” in alcuni Paesi per la sua rapida diffusione. Comparsa già dall’estate 2025, la variante è indicata dagli specialisti come uno dei principali motori delle stagioni influenzali partite in anticipo e con un numero di casi particolarmente elevato. Secondo i dati di sorveglianza, anche in Italia il virus è ormai dominante.

«La vera influenza non cambia nei sintomi, cambia nella numerosità dei casi», spiega il virologo Fabrizio Pregliasco. La variante K presenta sette mutazioni che rendono la sua emoagglutinina più capace di eludere il sistema immunitario, facilitando la circolazione del virus. Una caratteristica che non sembra però tradursi in una maggiore gravità clinica: le autorità sanitarie internazionali, così come quelle italiane, non segnalano al momento forme più severe rispetto al passato.