L’oro è del popolo italiano, e su questo nessuno (oggi) discute. Ma per un po’ agli italiani fu rubato: dai nazisti d’accordo con i fascisti (questi sono i fatti). La Bce molto era lontana dal nascere, non c’era né il Mes né la troika, ma la guerra. Siamo al 20 settembre 1943, erano passate meno di due settimane dall’annuncio dell’armistizio quando un manipolo di ufficiali nazisti varca il portone della sede della Banca d’Italia, in Via Nazionale. Tra loro c’era anche il noto assassino Kappler (certamente lo erano anche gli altri): chiedono senza complimenti che sia loro consegnato l’oro della banca, come avevano già fatto in altri paesi occupati. L’ordine arriva da Berlino, anche se tra i capi nazisti ognuno ha la sua visione, ma resta l’obiettivo comune del furto, come era stato fatto per altri beni, a partire dalle opere d’arte. Ma a Via Nazionale, grazie soprattutto al coraggioso vice direttore Niccolò Introna – meno il governatore Vincenzo Azzolini, fedelissimo del Duce - si cerca di evitare il peggio.

L’idea di costruire una intercapedine segreta, tutto in una notte

Come? Varie ricostruzioni indicano nel cassiere centrale Fabio Urbini l’uomo che propone di nascondere l’oro in una intercapedine costruita nella notte tra il 19 e il 20 settembre 1943, dove fa confluire una parte consistente delle riserve – circa 52 tonnellate su 119. Si lavora in fretta, la calce viene asciugata con lampade e ventilatori, alla fine non si vede nulla. E poi si truccano i registri (l’unica volta nella storia dell’Istituto? Ci piace pensarlo, ndr): viene simulata una movimentazione contabile, come se quella stessa quantità di oro fosse stata inviata mesi prima alla filiale di Potenza, che a breve sarebbe sotto il controllo alleato. Ma ormai il dado è tratto, i nazisti vogliono l’oro e Azzolini impartisce l’ordine di abbattere il muro .