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Ultimo aggiornamento: 7:06

È possibile risolvere il problema dell’oro della Patria con una sottospecie di sillogismo? Pensiamo al celebre fondamento della logica aristotelica: tutti gli uomini sono mortali, Socrate è un uomo, ergo Socrate è mortale. Nel caso dell’oro potrebbe funzionare così: la Banca d’Italia possiede l’oro, l’Italia possiede la Banca d’Italia, ergo l’Italia possiede l’oro. Potrebbe sembrare un giochino, ma in realtà ha basi giuridiche molto più solide rispetto all’idea di riportare a casa le riserve auree attraverso il sistema della cosiddetta interpretazione autentica.

Infatti, l’interpretazione autentica consiste nel chiarimento del senso da attribuire a una norma previgente (di dubbio contenuto) effettuato dallo stesso legislatore che l’ha emanata. Sennonché, la proprietà di un bene non si acquista con una legge siffatta, ma con una compravendita o con altro valido titolo traslativo. La domanda giusta è: chi ha comprato l’oro italiano?

Le circa 2.450 tonnellate d’oro attualmente detenute dalla Banca d’Italia sono state acquisite in un lunghissimo arco di tempo da un ente di diritto pubblico (Bankitalia, appunto) le cui quote di partecipazione appartenevano, quantomeno fino ai primi anni Novanta del secolo scorso, a enti pubblici.