L’altolà arriva di prima mattina. Le riserve auree italiane? Appartengono a Banca d’Italia. Con un parere la Banca centrale europea chiede uno stop al governo. Ovvero di ritirare l’emendamento alla Manovra che rivendica la titolarità dello Stato, anzi del “popolo italiano” sui 200 miliardi di euro in lingotti d’oro custoditi da Bankitalia. Il documento, firmato dalla presidente Christine Lagarde, è perentorio. E si sostanzia in una durissima critica alla mossa di Fratelli d’Italia, ovvero l’emendamento alla legge di bilancio presentato dal capogruppo al Senato Lucio Malan e anticipato dal Messaggero con il quale viene messa in discussione la paternità di Bankitalia sulle sue riserve auree.

Scrivono dall’Eurotower: «Non è chiaro alla Bce quale sia la concreta finalità della proposta di disposizione». E ancora: «Per questo motivo e in assenza di spiegazioni in merito alla finalità della proposta di disposizione le autorità italiane sono invitate a riconsiderare la proposta, anche al fine di preservare l’esercizio indipendente dei compiti fondamentali connessi al Sebc (Sistema europeo delle banche centrali, ndr) della Banca d’Italia ai sensi del trattato».

Tempo qualche ora ed è la stessa Lagarde a metterci il peso, durante un’audizione all’Europarlamento. «Dal punto di vista della contabilità, della gestione e della distribuzione dei risultati, è Banca d’Italia ad avere la piena autorità delle proprie riserve auree» risponde la banchiera francese incalzata in commissione dal capodelegazione dei Cinque Stelle Pasquale Tridico.