Caro Direttore, consenta al sottoscritto di svolgere un ruolo di bastian contrario ma in modo assolutamente bilanciato. Partiamo da Donald Trump. Alcune delle sue critiche nei confronti dei dirigenti europei sono giuste, ma paradossalmente, come in parte ha detto la stessa Meloni, esse spingono nella direzione non del sovranismo delle singole nazioni europee, ma di un salto di qualità proprio sul terreno dell’europeismo (una politica della difesa comune, e una politica estera concordata) bilanciato da un forte impegno nazionale a partire da un maggiore filtro nei confronti dei migranti.

Per non nascondersi dietro a un dito questo rilancio di un europeismo diverso da quello attuale però è richiesto anche da una questione su cui invece emerge una netta divergenza con Trump che riguarda la tutela dell’Ucraina e il giudizio di fondo su Putin. Infatti qualora Putin “piallasse” l’Ucraina, anche grazie all’atteggiamento di Trump, è altissimo il rischio che la Russia investa la Moldavia, i Paesi Baltici, la Finlandia e la Svezia. Probabilmente è vero che Putin non vuole «rifare l’Urss», anche perché egli non è un comunista, ma un ultra nazionalista autoritario che caso mai punta a rifare la “Santa Madre Russia”: anche in questo caso esiste un obiettivo più limitato di espansione territoriale con una serie di conseguenze politico-militari che creerebbero problemi seri per l’autonomia nazionale e la libertà di alcuni Paesi.