Alcune riflessioni da parte di chi non è schierato in una delle due coalizioni contrapposte nel nostro sistema politico. A Gaza Trump ha dimostrato di aver capito la lezione derivante dall’incontro in Alaska dove Putin lo ha beffato incassando il tappeto rosso e il riconoscimento di grande potenza non concedendo in cambio nulla e anzi utilizzando l’incontro addirittura aumentando i bombardamenti sull’Ucraina. A Gaza, al di là dei discorsi un po’ troppo retorici, Trump ha ricostruito uno schieramento geopolitico forte rilanciando il patto di Abramo con i Paesi Arabi moderati, guidati dall’Egitto e dall’Arabia Saudita e addirittura stabilendo un accordo con il Qatar e la Turchia che hanno giocato finora un ruolo ben diverso. Così Trump ha potuto imporre a Netanyahu di bloccare i bombardamenti che ormai stavano andando molto al di là della giusta reazione a ciò che era avvenuto il 7 Ottobre, colpendo in modo indiscriminato la popolazione palestinese e andando così incontro a una sconfitta mediatica malgrado la vittoria militare.
Per altro verso Trump ha potuto, avendo il retroterra dei Paesi Arabi, mettere il coltello alla gola di Hamas, costringendola a rinunciare alla sua arma principale di ricatto che era la detenzione degli ostaggi per creare le premesse del disarmo dell’organizzazione terroristica, condizione che come vedremo è tutta però da verificare. Così Trump ha acquisito il merito storico di aver creato le premesse per una grande operazione volta a ridisegnare in chiave pacifica la mappa politica del Medioriente. Ciò detto vediamo quali sono alcuni problemi ancora aperti. Giorgia Meloni ha avuto ragione a condizionare il riconoscimento della Palestina a due punti: la restituzione degli ostaggi e il disarmo sostanziale di Hamas. Infatti, anche alla luce di ciò che sta avvenendo oggi ad accordo siglato, questa seconda richiesta risulta sacrosanta. Già il riconoscimento della Palestina in assenza di uno Stato esistente è di per sé molto azzardata, la questione diventa impraticabile se non viene meno la presenza militare di Hamas a Gaza, e se non si afferma invece una ben diversa autorità costituita da una rilanciata Autorità Palestinese sostenuta dai Paesi Arabi moderati, altrimenti non esistono neanche le precondizioni per “due popoli e due Stati” che dovrebbero vivere in condizione di pace e di reciproco riconoscimento. Questo rilievo è confermato dal fatto che proprio adesso, non appena sono finiti i bombardamenti israeliani, le varie fazioni palestinesi hanno ricominciato a spararsi fra di loro mettendo in evidenza che non è finita la condizione che ha sempre impedito ai palestinesi di affermarsi come Stato. Per di più l’affidamento ad Hamas delle funzioni di polizia oggi a Gaza, presente nel compromesso, dopo il ritiro dell’esercito israeliano, è stato immediatamente utilizzato dall’associazione terroristica per realizzare una serie di resa di conti con coloro che essa ritiene essere stati dei traditori.













