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Ultimo aggiornamento: 7:40
di Tito Borsa
Anche io, ovviamente, pur riconoscendo tutti i limiti della tregua a Gaza, spero che duri. Ma le premesse, sia da parte israeliana che da parte palestinese, sono tutt’altro che rassicuranti. La diplomazia non è una scienza esatta, deve fare i conti anche con le emozioni umane e a Gaza, svanito l’entusiasmo per la tregua, non potrà che trionfare la rabbia.
La rabbia di una parte del governo israeliano, in particolare di Bezalel Smotrich e di Itamar Ben Gvir e dei loro partiti, il Partito Sionista Religioso e Otzma Yehudit. Formazioni politiche di estrema destra che da anni auspicano la scomparsa del popolo palestinese e la conquista di Gaza per arrivare alla Grande Israele. Se il premier Benjamin Netanyahu potrà essere “soddisfatto” di una tregua in cambio di una grazia che lo tolga dall’impiccio dei processi penali a suo carico, processi che sta cercando di ritardare da anni con la scusa dell’emergenza bellica, alcuni dei suoi compagni di governo (che comunque hanno un seguito non indifferente) hanno mire ben precise e non saranno serenamente disposti a rinunciare ai propri piani di conquista.









