Segui tutte le inchieste del Fatto Quotidiano
Ultimo aggiornamento: 15:07
di Paolo Ghion
I meccanismi della guerra sono simili e per tale motivo noi persone comuni siamo portati a fare sempre gli stessi ragionamenti e a dire le stesse cose. Il conflitto è un binario unico che annulla le distanze, perché le accresce al punto da sembrare inconcepibili e ci porta a seguire un punto indefinito. Intendiamoci: ci sono le foto, gli articoli di giornale, i libri, la divulgazione degli addetti ai lavori, degli storici, ma per quel che riguarda le persone come me, è come se non avessimo più nulla da dire, persino quando (o forse proprio) perché la guerra si mostra alla luce del sole e i leader parlano buttando giù la quarta parete. A proposito dei nostri leader… leoni in casa e gechi all’estero: camminano sulle pareti mentre ricoprono di escrementi i libri di storia, aggrappati a mattoni fatti di parole come “rischio” ed “inaccettabile”.
La guerra, per usare un eufemismo, è un grave contrasto tra due Stati. Se consideriamo che Israele non riconosce lo Stato di Palestina, viene a mancare la controparte del concetto. Premetto che parlerò al presente: sia perché i tempi e l’instabilità non permettono il lusso del passato, sia perché la tregua è una temporanea sospensione della guerra, ma se non è guerra quella tra Israele e un mucchio di persone falcidiate da proiettili e che muoiono di fame e stenti nella stessa zona, non c’è neanche una vera tregua.






