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Ultimo aggiornamento: 7:54

“C’è una grande distanza tra la capacità del presidente Trump di imporre un cessate il fuoco a Israele e il suo potere di convincere i paesi arabi e occidentali a inviare truppe o fondi per Gaza”. Lo scrive al Quds al Arabi, giornale arabo basato a Londra, vicino alla causa palestinese. Il nodo cruciale è, infatti, trasformare le parole in fatti. Perché la seconda fase prevista nel piano di pace di Trump, siglato a Sharm el Sheikh appena qualche giorno fa, sembra in stallo. In particolare, a rischio c’è la stabilità della sicurezza interna a Gaza. “C’è la necessità – spiega una fonte della diplomazia egiziana al quotidiano saudita al Sharq al Awsat – di dispiegare forze internazionali per evitare problemi futuri, e su questo punto l’Egitto sta lavorando”.

Il tema a cui si fa riferimento è quello di creare una forza di polizia, d’ordine, palestinese addestrata da Giordania ed Egitto, come stabilito nel secondo capitolo del piano Trump. Ma alcune domande non hanno ancora risposta: Chi parteciperà a questa forza? Quanti soldati ne faranno parte? Quali saranno le regole d’ingaggio? E per quanto tempo resterà a Gaza?

Dal canto suo, il Cairo, che si è ritagliato un ruolo di primordine sul piano politico, sta cercando soluzioni in autonomia. Da tempo, il presidente Abdel Fattah al-Sisi si sta adoperando a cucirsi addosso il ruolo di pacere e far dimenticare alla comunità internazionale le numerose segnalazioni di violazione dei diritti umani nel suo paese.