Segui tutte le inchieste del Fatto Quotidiano

Ultimo aggiornamento: 14:29

Al punto 13 dell’accordo del piano di Trump siglato dalle parti per porre fine alla guerra a Gaza si legge: “Hamas e altre fazioni concordano di non avere alcun ruolo nella governance di Gaza, direttamente, indirettamente o in qualsiasi forma”. Sulla carta, dunque, almeno in un primo momento, i fondamentalisti islamici venivano esclusi dal futuro della Striscia. Non solo: della loro presenza non sarebbe dovuto rimanere nulla, perché – punto 6 – “una volta restituiti tutti gli ostaggi, i membri di Hamas che si impegnano a una coesistenza pacifica e a smantellare le proprie armi otterranno l’amnistia. Ai membri di Hamas che desiderano lasciare Gaza verrà garantito un passaggio sicuro verso i paesi di destinazione”. Questo però era il testo di base, quello dell’intesa su cui tutti hanno concordato, mentre dettagli e specifiche venivano rimandate a una fase successiva. Fase che è andata in scena al vertice di Sharm, in Egitto, e con una dichiarazione di Trump che fino alla vigilia non era stata ipotizzata.

Al summit che si è svolto sotto la regia di Usa ed Egitto e davanti a una trentina di leader (inclusa Meloni), Trump ha offerto una soluzione allo scoglio – inevitabile e dirimente – del mantenimento della sicurezza nella Striscia, e ha aperto a un ruolo per Hamas come forza di polizia palestinese: “Vogliono porre fine ai problemi e lo hanno detto apertamente, e abbiamo dato loro l’approvazione per un periodo di tempo”. Una apertura – o meglio, uno sdoganamento – al nemico uno di Israele che rientra nella fase 2 dell’accordo per garantire un futuro di pace al Medio Oriente.