L’avvertimento di Donald Trump è stato cristallino. Se Hamas non accetta il piano di pace, il presidente degli Stati Uniti darà il via libera a Israele per «continuare il lavoro a Gaza». Prendere o lasciare, quindi, per la milizia. E il tycoon, durante il suo intervento al fianco del premier Benjamin Netanyahu, ha voluto mettere in chiaro diversi punti.

Il primo, che il gruppo non avrà più alcun potere nella Striscia. Il secondo, che Hamas dovrà consegnare le armi e accettare la coesistenza. Il terzo, tra le righe, che la milizia palestinese non ha più alcun appoggio tra i partner regionali (e non solo) degli Stati Uniti. Nei ringraziamenti ai vari leader che hanno contributo al piano di 20 punti, Trump ha citato non solo Netanyahu, ma anche capi di Stato e di governo di Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto, Giordania, Turchia, Indonesia e Pakistan. E con il premier israeliano che si è dovuto scusare con il Qatar per l’attacco a Doha (impegnata a far accettare ad Hamas l’accordo), l’unico escluso da queste partnership rimane l’Iran, considerato da Netanyahu e dall’amministrazione Trump come il grande sponsor delle milizie che destabilizzano il Medio Oriente. Ma da Gaza la replica dei miliziani non tarda ad arrivare: «Il piano è sbilanciato dalla parte di Tel Aviv».