Sarà la nostalgia a farci attraversare Natale e Capodanno con leggerezza.
Sarà quel guardare indietro adattato all’oggi a permetterci di non “temere” le feste. Sarà quel sentimento malinconico unito a ricordi passati a darci forza senza cedere all’insofferenza e al rifiuto della socialità. Storicamente, la nostalgia è stata considerata una malattia del cervello o della mente. Tuttavia, negli ultimi anni, la nostalgia ha ricevuto una riabilitazione concettuale grazie a una rinascita dell'interesse accademico, accompagnata dall'uso di metodi empirici contemporanei. Da qui, la convinzione che la nostalgia sia una risorsa importante per la salute e il benessere psicologico. La scatola dell’albero, i festoni, le carte colorate ed è subito nostalgia.
«Quando una vecchia canzone ti fa venire voglia di ballare come al liceo, o quando senti il desiderio del sapore confortante della cucina di tua madre, questo è più di un semplice ricordo: è nostalgia – spiega Clay Routledge, psicologo vicepresidente esecutivo e direttore operativo presso l'Archbridge Institute a Washington, autore di libri sul valore positivo della nostalgia – Quella sensazione speciale è più importante e preziosa di quanto la maggior parte di noi creda, non solo per relazionarci al nostro passato, ma anche per permetterci di affrontare un futuro incerto con speranza e fiducia. Un'ampia gamma di studi ci dimostra come la nostalgia migliori in modo significativo la salute e il benessere psicologico e promuova il funzionamento psicologico adattivo tra gli individui a rischio di cattiva salute mentale». Quel desiderio di rivivere momenti, luoghi o stati d'animo passati, dunque, è la chiave nuova per affrontare i giorni che ci aspettano. Un esercizio da imparare subito dal momento che Natale è uno dei periodi dell’anno in cui la nostalgia può emergere con maggiore intensità, ma non necessariamente è qualcosa di negativo. La Scienza, dunque, prova dirci che il “Natale fa bene”. A dispetto della propaganda dilagante e modaiola di Grinch. Quella creatura verde dal carattere scontroso e asociale con un cuore di "due taglie troppo piccolo" che vive da solo in una grotta innevata in cima al Monte Crumpit sopra il paese di Chistaqua. Grinch odia soprattutto il Natale da 53 anni ed è sempre stato infastidito dalle celebrazioni. Durante la Vigilia si traveste da Babbo Natale e ruba tutti i regali, le decorazioni e i simboli del Natale. «La nostalgia ha una cattiva reputazione – aggiunge Routledge – Spesso viene liquidata come una fuga nel passato o una specie di infermità. Il termine risale al 1688, quando un medico svizzero, Johannes Hofer, lo coniò per quella che considerava una malattia fisica. La parola nacque mentre osservava i mercenari svizzeri con i quali svolgeva la sua opera di medico. La scienza moderna, tuttavia, racconta una storia molto diversa: ora sappiamo che la nostalgia è una risorsa rigenerante e persino motivazionale. La nostalgia dà un senso di continuità, permette di acquisire una direzionalità nel caos così che persone possano mantenere la propria identità anche di fronte ai passaggi importanti che segnano le discontinuità del ciclo di vita».












