Tornano le luminarie, gli alberi di Natale, i presepi. E, immancabili, anche i Santa Claus che scalano i balconi. Gli studiosi si dividono tra chi li vede come “quella grazia che potrebbe salvare l’umanità” o piuttosto “il simbolo del pessimo gusto e di case orrende”
di Marino Niola
“Gli odiatori considerano i Babbi Natale che scalano i balconi come un cedimento alla società dei consumi. Ma è una lamentela malmostosa, di una società ricca che ambisce a una finta sobrietà che io trovo insopportabile. Il modo in cui celebriamo le festività è sempre legato ai tempi in cui viviamo: è evidente che oggi non possiamo – per fortuna – pensarci come ai tempi de L’albero degli zoccoli, anche perché sarebbe molto triste”, dice Marino Niola, che si dichiara un difensore del Natale in tutte le sue manifestazioni: luci, decorazioni, abbuffate. “Del resto le Feste solo spirituali che alcuni rimpiangono non so se siano mai esistite. E forse erano solo figlie della miseria. Sono convinto che i nostri nonni e bisnonni sarebbero stati ben felici di viverle come un momento di opulenza”. Per questo Niola si dice assolutamente a favore del via libera a ogni forma infantile ed esagerata di festeggiamento. “E, invece, proprio nel palazzo dove abito l’assemblea condominiale ha votato il divieto di esporre Babbi Natale scalatori e di tutta un’altra serie di decorazioni. Sono ammesse solo le luminarie, anche quelle a forma di albero natalizio. Si criticano invece gli orpelli, lo splendore dorato, dimenticando che l’oro è un simbolo della festività e che il Natale è una festa solare: quello che cerchiamo di ricreare con gli ornamenti è uno scintillare che vorremmo tornasse nel mondo. Il Natale sospende il quotidiano e fa emergere lo stupore dei bambini: anche i Babbi sono il segnale che la dimensione della festa sta prendendo il sopravvento. In qualunque versione: che si tratti del Santa Claus originale vestito di verde o la versione in rosso nata per la pubblicità della Coca-Cola, comunque si tratta di un vecchio buono che porta doni ed è amato dai bambini. A questo proposito, non sono d’accordo con chi critica i regali: lo scambio di pacchetti fa una specie di “massaggio cardiaco” alla società, nel senso che ci ricorda che gli altri esistono e che il dono è un gesto grazioso. Ci dimentichiamo spesso che è la grazia ciò che può salvare l’umanità e, forse, il Natale serve anche a questo: una sorta di tregua, una pausa in questa vita in armi che conduciamo tutti. Che siano le guerre vere o quelle della competizione quotidiana”.











