Tornano le luminarie, gli alberi di Natale, i presepi. E, immancabili, anche i Santa Claus che scalano i balconi. Dopo il parere favorevole di Marino Niola, che li vede come «quella grazia che potrebbe salvare l’umanità» l’opinione di Minuz, per il quale sono simbolo di degrado, insieme ai Christmas Village e ai commessi con le corna da alce
di Andrea Minuz
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“Vedere la prima volta i Babbi Natale appesi alle finestre e ai balconi è stato per me come un trauma: una macchia di sugo su una tovaglia bianca. La prima cosa che ho pensato è stata: “Credevo fosse difficile superare i nani da giardino e, invece, il Babbo Natale che si arrampica ci riesce””, sostiene Andrea Minuz, professore di Storia del cinema e saggista. “Una figura che trovo anche un po’ inquietante: non capisci mai se sta entrando o se sta scappando dall’orrore, da quello che ha visto dentro casa. E, in generale, è molto probabile che sia la seconda che ho detto perché chi lo ha messo lì fuori probabilmente ha un gusto orribile anche in fatto di arredamento. Più che al Natale, quindi, mi riportano all’atmosfera degli horror anni Ottanta, ai Gremlins. E sia chiaro: proprio perché amo l’atmosfera del Natale voglio difenderla”. Un’altra cosa che Minuz dice di trovare orripilanti sono i Christmas Village che abbiamo importato dall’America. “Sono trappoloni per i genitori: come fai a rifiutarti di portarci i bambini? Luoghi scintillanti di luci, con la musica ad alto volume che così finisci per odiare, labirinti di casette di legno bruttissime che vendono gadget natalizi scadenti. Quei Village inghiottono le famiglie – vedi gente che si aggira stremata, in fila per mangiare un panino cattivo – e le risputano ore dopo: pura coercizione travestita da intrattenimento. Un anno, al momento irrinunciabile della foto a pagamento dei bambini con un Babbo Natale, ricordo che c’era questo tizio che parlava pure con un fortissimo accento napoletano. Tutto sbagliato”. Un’altra deriva riguarda il presepe che, in Italia, vanta una tradizione antica, artigianale, ma che negli ultimi anni si è progressivamente scandinavizzato. “In giro se ne vedono diversi con i Led, i bonsai, i sistemi automatizzati, che sembrano un incrocio tra cittadine norvegesi e Betlemme. Ormai anche il Natale deve essere instagrammabile, motivo per cui la gente riempie la casa di decorazioni, gadget, acquista maglioni a tema allo scopo di postare le foto sui social. Un’ultima cosa che non sopporto proprio? Le corna da renna sulle teste dei commessi nei negozi. Li vedi lì, stanchi, costretti a fare tutti quei pacchetti per gli altri... Così le corna in testa sono la botta finale di tristezza”.













