Quando sentite parlare di “narrazione potente”, state in guardia. Se poi questa orrenda espressione viene applicata a un fatto ambiguo come quello della cosiddetta “famiglia nel bosco”, che, cercando l’isolamento e la pace rispetto alla corruzione della civiltà moderna, in stile Henry David Thoreau, è naturalmente finita sulla bocca di tutti con tanto di servizi televisivi e prime pagine al punto da attirare l’attenzione della magistratura (con il Tribunale per i minorenni che esprime legittime preoccupazioni circa l’educazione e la scolarizzazione dei tre figli, assegnati a una casa protetta, per non parlare dell’episodio di intossicazione da funghi nel 2024 quando tutta la famiglia fu salvata solo grazie al fortunato intervento di un coltivatore vicino al loro fabbricato nel bosco di Palmoli) allora si può stare certi che le cose non stanno esattamente come ce dello Stato. Chi ha ragione?

Chi ha torto? Trattandosi di due posizioni assurde, non è facile dirlo. Quel che è certo è che assurdità chiama assurdità, e quindi è arrivata la “narrazione potente”, nelle parole dell’associazione dei consumatori “Sos Utenti”, attiva da oltre vent’anni nella tutela dei diritti civili e sociali e forte di oltre 50mila associati. In che senso narrazione potente? Lo spiega la stessa Onlus all’Ansa: «La vicenda avrebbe generato una promozione spontanea e globale dell’immagine dell’Abruzzo, con un impatto superiore a quello di molte campagne istituzionali finanziate con fondi pubblici. La famiglia, che ha scelto una vita immersa nella natura lontano da contaminazioni chimiche e sociali, pratica un modello educativo domestico e uno stile di vita radicale improntato al rispetto dell’ambiente. La loro esperienza ha suscitato l’interesse di media, cronisti e utenti da tutto il mondo, contribuendo a diffondere l’immagine di un Abruzzo autentico e incontaminato.