La vicenda della casa nel bosco, diventata in breve tempo un travolgente caso mediatico, è la dimostrazione plastica di una classe dirigente che non è assolutamente interessata ad affrontare le problematiche di una società sempre più complessa alla ricerca delle soluzioni migliori, ma si limita ad esternazioni estemporanee, spesso senza aver studiato la tematica e non conoscendo la normativa in vigore, con il solo obiettivo di provocare nell'opinione pubblica una serie di reazioni emotive; di scatenare la folla contro l'obiettivo del momento: in un'occasione sono i migranti brutti e cattivi, in un'altra i giornalisti che creano danni al Paese perché si ostinano a fare domande e inchieste; in altre ancora i magistrati, ora accusati pure di "mangiare i bambini".
Nella società della comunicazione istantanea, senza memoria e consapevolezza alcuna, in cui ogni dichiarazione dura lo spazio di un'istante e viene sostituita un minuto dopo da una nuova dichiarazione, magari esattamente contraria, non c'è spazio per approfondimenti e riflessioni; non c'è tempo per leggere un provvedimento giudiziario, per analizzarlo e capirlo, per criticarlo, possibilmente a ragion veduta: tutti commentano, pontificano, suggeriscono soluzioni alternative senza sapere neppure di cosa stanno parlando: l'obiettivo non è di far crescere la società, di cercare di risolvere i problemi. La finalità è quella di attaccare gli avversari, di delegittimarli, anche a rischio di indebolire le istituzioni dello Stato, pur di acquisire qualche consenso, un sondaggio favorevole, un voto.













