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Ultimo aggiornamento: 16:00
Sono ormai mesi che sulle pagine dei quotidiani viene aggiornata la storia della cosiddetta famiglia nel bosco. In tempi di guerra, forse non è questo l’argomento principale di cui ci si dovrebbe occupare, ma a suo modo come vengono costruite e trattate le notizie è un indicatore di quale sia la qualità dei processi di costruzione del dibattito pubblico.
La storia della famiglia è semplice: inizia con una segnalazione per un potenziale pregiudizio da parte dei genitori nei confronti di tre bambini di otto e sei anni ai servizi sociali dopo un ricovero ospedaliero, a cui segue la scoperta delle abitudini di vita neo-rurale della famiglia, diversi mesi di negoziazioni con l’assistente sociale per arrivare alla revoca della potestà genitoriale e alla messa in protezione dei figli in una struttura protetta.
Il modo con cui la notizia rimbalza sui media esalta la polarizzazione dell’opinione pubblica. Una parte si schiera contro i genitori rei di volere gestire i figli senza rispetto dei loro diritti costituzionali (salute, inclusione sociale) mentre un’altra si scaglia contro giudici e assistenti sociali che spezzano una famiglia felice in nome di sordidi intenti.









