Konrad Lorenz, etologo e amante degli animali e della natura, scrisse una volta che non capiva quelli che camminavano nei boschi con le cuffiette per sentire musica. Non era forse meglio godersi lo spettacolo degli alberi, del fogliame, del verde? Quanto annotato da Lorenz ci può servire da guida, o meglio da metafora, per capire tutto il chiasso ideologico che si va facendo attorno alla famiglia nel bosco di Palmoli da cui sono stati (per ora) allontanati tre figli minori. La società odierna infatti a parole ama la natura, ma in realtà è prigioniera della spengleriana civilizzazione, ossia di una vita fondata su ricerca di denaro e benessere.

Ama la natura a parole, ma vivere immersi in essa è considerato un atto scriteriato: si può essere solo cittadini, e tale dev’essere la massima ambizione di uomini e donne. Ma ciò che più stupisce, nelle reazioni a questa vicenda, è l’atteggiamento della sinistra, che da subito si è schierata con la giudice che ha pensato di far portare i tre bimbi in una casa famiglia traumatizzandoli. Ma come? Hanno buttato alle ortiche tutta la retorica su Rousseau e lo stato di natura, sull’uomo incorrotto che non conosceva le diseguaglianze e la proprietà privata. Ma senza scomodare l’illuminismo romantico, che dire di tutta la lagnosa predicazione di una Greta Thunberg, che proprio la sinistra ha reso paladina delle battaglie ambientaliste? Adottata come icona degli scioperi per il clima, la “piccola Greta” era divenuta l’emblema della lotta alle multinazionali inquinanti. Ed era sempre la “piccola Greta” che a Oslo faceva manifestazioni per difendere lo stile di vita “primitivo” degli indigeni Sami. Ora, non si capisce per quale ragione se Greta è un simbolo di lotta ambientalista per la sinistra, va bene difendere gli indigeni Sami ma non va bene vivere in un bosco in provincia di Chieti. La contraddizione è macroscopica. Dunque le battaglie ambientaliste e antimoderniste- si vedano le mobilitazioni No Tav, i cortei contro il Ponte sullo Stretto, il movimento no Tap contro il gasdotto trans-adriatico – servono solo per mobilitare frange anarchiche che bivaccano a sinistra della sinistra, ma la cui logica si infrange non appena un giudice decide quale famiglia va bene e quale no. Si infrange in pratica contro la tentazione totalitaria che a sinistra è incistata da decenni, anche se ben nascosta dietro il paravento retorico dell’abuso della parola democrazia. Il diverso si tollera solo se è ideologicamente affine alla narrazione da portare avanti, l’ambiente si difende in modo astratto, all’insegna del “blocchiamo tutto”, soprattutto se c’è un governo indigeribile e considerato “nemico”.