Segui tutte le inchieste del Fatto Quotidiano

Ultimo aggiornamento: 7:01

A proposito del baccano mediatico sulla famiglia separata dai servizi sociali, giunta dall’Australia per accamparsi nei boschi di Palmoli, in provincia di Chieti, possiamo far finta che il tormentone divisivo non dipenda dal fatto che incombe a breve l’ordalia referendaria sul diritto-dovere della magistratura italiana di svolgere il proprio ruolo senza asservimenti al potere partitico; con relativi regolamenti di conti?

Suggerisco questa operazione mentale perché gli spurghi di risentimento emotivo scatenati dalla vicenda hanno portato alla luce pulsioni e retro-pensieri inconfessati della falange che sta occupando manu militari la struttura istituzionale del nostro Paese. Un singolare mix oscurantismo-opportunismo. A tale scopo prendiamo spunto dal “parlar chiaro” di uno dei nostri massimi pensatori politici contemporanei: Matteo Salvini. Il colosso intellettuale che ha commentato la separazione, per ordine del tribunale abruzzese, di Catherina Birmingham e Nathan Trévaillon dai loro tre figli, fatti vivere in una baracca fatiscente e a rischio di malattie polmonari, finiti all’ospedale per avvelenamento alimentare (il motivo per cui era scattata l’indagine delle strutture sociali sulla situazione a rischio per i minori coinvolti), con una frase perentoria: “hanno rapito bambini”. Cui fa seguito l’assunto decisivo: “non si strappano bambini ai loro papà e mamma”.