Loretta Fanella è la protagonista della Settimana della cucina italiana in Uruguay: a Montevideo sta portando la sua idea di pasticciera, iniziata come pastry chef in ristoranti stellati – da Cracco a Pinchiorri e el Bulli di Ferran e Albert Adrià a Barcellona – prima di aprire una propria creatura, un laboratorio delle delizie a Livorno. Un piccolo regno dove creare dolci sul filo della fantasia, chicche sartoriali che, come dice in un’intervista a El Pais, rilasciata in occasione del suo arrivo a Montevideo, “nascono da un'emozione, da una storia che voglio raccontare attraverso il sapore. A volte il punto di partenza è un ingrediente, altre volte una consistenza, un ricordo o persino una melodia. La tecnica è il linguaggio che mi permette di esprimermi, ma l'essenziale è ciò che voglio trasmettere”.

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Il maritozzo perfetto: la ricetta di Fanella per la Settimana della cucina italiana nel mondo

L’estetica del gusto

C’è poi l’aspetto visivo, l’estetica da trasmettere al palato. “L'estetica fa parte del messaggio – dice Fanella – perché un dessert dovrebbe parlare anche alla vista. La bellezza prepara il palato e arricchisce l'esperienza. Ma soprattutto, dietro ogni forma deve esserci un'anima”. L’anima italiana che in questi giorni è in mostra in un Paese che vive una connessione speciale, fatta di un’emigrazione che ha caratterizzato il Sudamerica, che ha saputo integrarsi e rendere più forte il tessuto sociale. Fanella cita Giuseppe e Anita Garibaldi e la loro traccia lasciata in Uruguay, non nascondendo la volontà di “condividere cultura e passione” perché “il mio desiderio è mostrare come la pasticceria italiana unisca tradizione, ricerca e sensibilità”. In uno scambio continuo nel segno del tempo, “correi imparare dai miei colleghi uruguaiani, dai loro ingredienti e dal loro approccio alla gastronomia perché – dice ancora Fanella – credo che i veri scambi nascano dal rispetto reciproco e dalla curiosità”.