Mentre in Italia torna d’attualità il dibattito sulla settimana lavorativa di quattro giorni a parità di salario, nel resto d’Europa il modello è già oggetto di test estesi, riforme mirate e ripensamenti. L’idea è semplice nella teoria — meno giorni, stessa retribuzione, produttività assicurata da una migliore organizzazione — ma l’applicazione pratica restituisce un mosaico molto meno lineare: ci sono Paesi che procedono con prudenza, altri che hanno frenato dopo i primi tentativi, e altri ancora che hanno già maturato valutazioni solide su costi e benefici.
Germania: un pilota aziendale concreto con effetti misurabili
La Germania è diventata uno dei casi più significativi nell’Unione europea riguardo alla sperimentazione della settimana lavorativa ridotta. A partire dal 2023 e nel corso del 2024, circa 45 aziende — selezionate tra realtà già orientate alla flessibilità — hanno aderito a un programma pilota che prevede quattro giorni lavorativi a settimana, mantenendo l’intera retribuzione. Il progetto segue il modello “100-80-100”: l’80% delle ore tradizionali, salario al 100% e obiettivo di totale mantenimento della produttività.
Secondo i promotori dell’iniziativa, una settimana più breve può aumentare la motivazione dei dipendenti, la loro produttività e allo stesso tempo contribuire ad alleviare la carenza cronica di manodopera in alcuni settori tedeschi. Il bilancio iniziale sembra positivo: molte imprese partecipanti hanno segnalato un miglioramento del benessere lavorativo grazie a una riorganizzazione interna, con un uso più efficace degli strumenti digitali, meno riunioni inutili e attività più mirate.










