Una recente direttiva della Commissione europea sottrae alla domenica la qualifica di normale giorno di riposo della settimana. Qualifica assegnatale formalmente dal codice civile soltanto sessant’anni fa, ma socialmente riconosciuta in Europa da secoli. La direttiva in parola permette di sostituirla, previo accordo tra sindacati e datori di lavoro, con qualsiasi altro giorno. Che cosa pensano di tale novità produttori e consumatori? Ciascuno di noi può trovare in sé la risposta, visto che ogni individuo è sia un produttore che un consumatore.
Addio a Luciano Gallino, sociologo, editorialista, uno dei maggiori esperti del mercato del lavoro
08 Novembre 2015
Nel primo ruolo, uno può pensare che far festa il lunedì, o il giovedì, in luogo della domenica, non sarebbe poi un gran male. Purché sussistano certe condizioni. La prima è che in tema di retribuzione non ci siano delle perdite tangibili. I lavoratori dipendenti che lavorano alla domenica percepiscono di solito una maggiorazione salariale assai consistente. Oggi sono circa due milioni, occupati nei più diversi settori dell’industria e dei servizi. Ove si affermasse un orario che mette sullo stesso piano tutti i giorni della settimana, essi diventerebbero, in ciascun giorno dichiarato festivo in un dato settore produttivo, molti di più. È probabile che a tutti loro non piacerebbe sentirsi dire che essendo venuto meno il carattere festivo della domenica, a chi lavora in quel giorno non spetta nessuno straordinario; ma nemmeno gli spetta se è chiamato a lavorare in un altro giorno, perché nessun giorno possiede più il carattere privilegiato che aveva la domenica.








