Il tempo libero, anziché funzionare come uno spazio di recupero, diventa un’estensione della settimana. Ma spezzare questo circolo vizioso si può, e si deve
di Stefania Medetti
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Quando arriva il weekend, ci sembra di poter tirare il fiato. Abbiamo tempo per portare avanti “quel lavoro da finire”, per occuparci della casa, della spesa, dei figli e programmare la settimana. Il tempo libero, anziché funzionare come uno spazio di recupero, diventa un’estensione della settimana. Un tempo di compensazione in cui completiamo ciò che non siamo riuscite a fare prima e prepariamo ciò che dovremo affrontare dopo. In pratica, non stacchiamo mai. E questa impossibilità di interrompere il flusso delle cose da fare contribuisce ad aumentare l’esaurimento. Più siamo esauste, meno siamo efficaci. E meno siamo efficaci, più sentiamo il bisogno di rimetterci in pari. Lo documenta un nuovo studio pubblicato sul Journal of Occupational Health Psychology, che mostra come l’esaurimento riduca progressivamente la capacità di distacco psicologico dal lavoro, ovvero la possibilità di interrompere non solo l’attività lavorativa, ma anche il coinvolgimento mentale ed emotivo ad essa associato. Un processo cruciale per il ripristino delle risorse cognitive. Tuttavia, secondo una ricerca dell’American Psychological Association, oltre il 60% dei lavoratori riferisce di non riuscire a disconnettersi mentalmente durante il tempo libero. Per quale ragione, dunque, anche quando ne siamo consapevoli, è così difficile smettere di usare il weekend per rimettersi in pari? “Il cervello percepisce il carico irrisolto come una minaccia”, risponde Sabrina Toscani, professional organizer, founder e ceo di Organizzare Italia, autrice del saggio “Facciamo ordine in casa, nel lavoro, nella vita” (Mondadori). “I cerchi aperti, infatti, continuano a pesare sulla nostra mente: completare, pianificare, portarsi avanti diventa un comportamento di riduzione dell’ansia”. Usare il weekend per compensare dà un sollievo immediato, ma a lungo termine non ripaga. “D’altra parte smettere di usare il weekend per questo scopo e, quindi fermarsi per riposare veramente, richiede di tollerare temporaneamente la sensazione di incompletezza. Per fare questo, però, servono risorse cognitive che in realtà sono già esaurite. È il paradosso del recupero: ne abbiamo più bisogno proprio quando siamo meno in grado di permettercelo”.







