Passato il 1 maggio con il governo che rivendica il suo decreto lavoro e l'opposizione che evoca un'"emergenza salariale" nel Paese segnato con la matita rossa dall'Ocse per perdita del potere d'acquisto, si apre la partita delle modifiche al provvedimento varato dal Consiglio.

Con al centro un punto debole evidenziato dai sindacati e anche da una parte della maggioranza: la norma sui contratti scaduti, con l'adeguamento pari al 30% dell'inflazione Ipca e l'ipotesi prevista inizialmente di farli scattare retroattivamente i rinnovi.

"Non ci convince un'indennità di vacanza contrattuale tanto esigua, da essere più conveniente dei rinnovi. Chiediamo un incremento consistente nell'iter di conversione del decreto", aveva messo in guardia ieri, dal palco del Primo Maggio a Marghera, la segretario generale della Cisl Daniela Fumarola.

Che pure - parlando il giorno dopo con Giornale Radio - ha parole morbide per un decreto "importante" in quanto "primo tassello di quel patto della responsabilità che noi abbiamo proposto da tempo". La segretaria Cisl prende però le distanze dal "meccanismo che permetta di rivalutare annualmente i salari in base all'inflazione reale" evocato dal leader della Cgil Maurizio Landini, che qualcuno associa ad un ritorno a una scala mobile: "Nessun automatismo sui salari", dice Fumarola - ma comunque "bisogna aumentare salari e pensioni. Rinnovare tutti i contratti scaduti, pubblici e privati. Non è possibile avere contratti che da 14 anni aspettano un rinnovo".