Ogni anno milioni di italiani si sottopongono a esami del sangue “di routine”, convinti che più controlli equivalgano a più salute. Ma la realtà è diversa: molti test vengono prescritti per abitudine, senza una reale utilità clinica. Il rischio? Ricevere dati poco affidabili, far aumentare i costi per il Sistema sanitario nazionale, generare ansia inutile o sottovalutare segnali davvero importanti. Ne abbiamo parlato con Giorgio Sesti, direttore UOC di Medicina Interna presso l’Azienda Ospedaliero Universitaria Sant’Andrea e Ordinario di Medicina Interna presso la Facoltà di Medicina e Psicologia-Sapienza Università di Roma.
Diagnosticare l’Alzheimer con un test del sangue: a che punto siamo?
23 Ottobre 2025
Gli esami del sangue utili
Spesso gli esami di laboratorio vengono richiesti per abitudine, anche nei controlli annuali di pazienti sani. Quali test eliminerebbe da un check-up standard e quali, invece, terrebbe? “Molti esami vengono richiesti per routine, più per abitudine che per reale utilità clinica. In una persona senza fattori di rischio specifici, eviterei test poco informativi come VES, ferro sierico, vitamina B12 totale o markers ormonali non indicati come insulina. Consiglierei un pannello di esami che includa glicemia, creatinina, colesterolo totale, trigliceridi, colesterolo HDL, transaminasi, gamma GT, bilirubina totale e frazionata, acido urico, emocromo, esame delle urine completo, elettroforesi e proteine plasmatiche”.







