Il direttore dell'Ausl di Modena, Mattia Altini, ha fatto questa sintesi: «L'obiettivo non è indurre i medici a prescrivere indiscriminatamente meno, ma fornire strumenti e dati per prescrivere meglio, incentivando ad essere virtuosi». Il caso ha suscitato la reazione di Fratelli d'Italia, che ha presentato un'interrogazione nel consiglio regionale dell'Emilia-Romagna. Anche i sindacati Cgil, Cisl e Uil si sono opposti: «Il condizionamento dello scambio economico non è accettabile».
La provincia di Modena ha poco più di 700mila abitanti, ma questa mossa dell'azienda sanitaria sta alimentando un dibattito nazionale perché il problema delle liste di attesa e delle prescrizioni inutili oggettivamente esiste, anche se la soluzione emiliana potrebbe non essere, secondo alcuni osservatori, la più lungimirante. Della piaga dell'inappropriatezza aveva parlato anche il ministro della Salute, Orazio Schillaci, in un'intervista qualche mese fa. Aveva spiegato: «Constatiamo un incremento evidente delle prescrizioni. Dobbiamo assicurarci che ogni cittadino abbia accesso agli esami e alle visite di cui ha realmente bisogno e che lo abbia nei tempi giusti. I medici, spesso sotto pressione, ricorrono a visite per proteggersi da potenziali denunce». E a settembre, per limitare quella che viene definita "medicina difensiva", è stato varato un provvedimento sulle tutele dei medici in caso di denunce.






