PORDENONE/UDINE - Eccesso di esami prenotati, medici “di manica larga” nella prescrizione di approfondimenti diagnostici, tra tac ed ecografie. A volte per venire incontro alle richieste dei pazienti più preoccupati. Un modus operandi che alla sanità costerebbe circa 20 miliardi l’anno. È l’allarme lanciato dal ministro della Salute Orazio Schillaci, allarme che coinvolge anche il Friuli Venezia Giulia. Secondo la classifica stilata dal Sole 24 Ore, la regione si trova all’ottavo posto con 1.126 prescrizioni ogni mille abitanti, poco più di una a persona. A metà strada tra il Lazio che conta 1.569 ricette ogni mille abitanti, 1,6 per abitante e il Veneto che si ferma a 889, quindi meno di una per abitante.
Inoltre, secondo uno studio presentato all'Aress Puglia che ha impiegato l'intelligenza artificiale, su oltre 17mila prescrizioni solo il 39 per cento rispetterebbe pienamente i criteri di appropriatezza mentre il 43 per cento sarebbe inappropriato. «Il discorso delle prescrizioni inappropriate - spiega Fernando Agrusti, segretario regionale della Federazione italiana medici di medicina generale (Fimmg) del Fvg - lo puoi verificare a posteriori non prima. Inoltre, noi in Asfo a Pordenone abbiamo fatto una ricerca sulle risonanze magnetiche articolari, uno degli esami più costosi ed è emerso come il 50 per cento delle ricette sia stato indotto. Questo vuol dire che la metà delle volte l’esame è stato deciso dallo specialista e noi siamo stati solo trascrittori. Quindi quel 43 per cento di prescrizioni improprie di cui parla la ricerca non riguarderebbe solo i medici di famiglia. Ma tutto il sistema. Inoltre, ribadisco che un esame non può essere definito inappropriato a posteriori dopo che le analisi hanno escluso eventuali patologie».








